Felice anno nuovo

Un abbraccio grande e i più cari auguri a tutti quelli che ci hanno permesso, in questo primo anno di vita, di pensare, discutere, sognare.

Penso ai signori Michele Codda, Pieramaria Ciuffarella che hanno dato l’iniziale veste grafica e la prima diffusione al sito e alla signora Sofia Toribio che lo cura da qualche mese.

Ringrazio particolarmente tutti gli artisti e  i teatri che hanno voluto concedermi tempo e collaborazione come le agenzie che hanno riportato brani degli articoli e delle notizie.

Ringrazio anche chi ha avuto voglia di leggermi e magari di appassionarsi (nel bene e nel male) per quello che ho scritto.

La cultura in Italia sta vivendo un momento tragico, mi sembra giusto quindi dedicare ad un tema non strettamente musicale queste righe di augurio per il nuovo anno.

Mai come oggi la nostra nazione ha toccato il fondo etico e morale. Una classe dirigente inadeguata e riprovevole sta sperequando la stima e il rispetto legati alla nostra arte e alla nostra cultura.

 Visto che la dignità viene fatta  quotidianamente a pezzi, confusione e cialtroneria si mischiano in una gestione allegra dell’immagine nazionale.

Per la nostra classe dirigente politica e imprenditoriale la cultura è l’ultimo pensiero. Diventa quindi  poco imbarazzante affermare velatamente la normalità dei crolli di “cose vecchie”, provare fastidio per la libertà di stampa, ostentare il disprezzo per le istituzioni (ben diverso da quello per gli uomini che male le rappresentano!) tanto che l’ironia greve da bar di terz’ordine viene bellamente esportata nei discorsi pubblici di ministri e presidenti.

 

Si accettano come cosa normale macchiette al posto di uomini politici, rappresentanti dello Stato triviali e ignoranti nel senso letterale della parola e non si temono i danni sociali e psicologici inferti al popolo italiano.

Che purtroppo è colpevole e consenziente di tanto di ciò che gli sta capitando.

Per quelli che vorrebbero un modo diverso di stare assieme nella società civile, cosa resta da fare? Non certo arrendersi, anche se spesso ne viene la voglia.

La mia personale battaglia, per la mia indole e per il mio lavoro, è legata al senso della cultura e del teatro.

L’arte non è un qualcosa di superfluo, eliminabile senza traumi dalla vita dell’uomo. Toccando vette psicologiche inimmaginabile per ambiti che siano soltanto razionali o emotivi, l’arte costruisce la qualità della vita. L’essere umano ne ha bisogno, tanto che l’ha creata dagli albori e l’ha portata con se nelle situazioni di paura, di povertà, di guerra.

Cantando, danzando, raccontando, pitturando l’uomo si è fatto forza, ha dato mangiare alla propria anima, si è medicato le ferite.

Nelle tribù africane come nelle favelas, nella Grecia dei colonnelli come nell’Argentina straziata, in teatro come in fabbrica, la gente ha cercato di esprimersi per non morire.

Nel nostro dopoguerra uomini come Strehler, Visconti, Pasolini hanno mostrato l’anima di una nazione.

Oggi patetiche figure di ministri ignoranti, veline saccenti, opinionisti del vuoto e intellettuali pronti a vendersi a chiunque offra una parvenza di visibilità uccidono la nostra cultura e quel che è peggio il nostro vivere civile.

Una nazione che non pensa produce stupri, suicidi, violenze familiari, mancanza di lavoro e una fottuta, immensa paura.

Tallonati da un signore anziano che si spaccia come grande amatore, e forse in realtà paga cifre interessanti a ragazze e donne per andare a letto con lui, stupiti da un vasto gruppo di cittadini che, in disaccordo con l’unità d’Italia, scelgono paradossalmente a proprio inno uno dei brani più rappresentativi delle lotte risorgimentali, annichiliti da presunte compravendite di voti (non certo di cervelli o di coscienze perché non ci sono), offesi da opposizioni fumose e vecchie …che fare, come artisti, come cittadini, come persone?

Ho soltanto un augurio, che vale soprattutto per me stessa, per i miei limiti e le mie paure, ma che allargo a chi vuole accoglierlo e trovarlo gradito.

Mi auguro la libertà: di pensiero, di cuore, d’anima. Quella che permette d’interagire con gli altri, di non cercare salvatori della patria o maestri assoluti, che non ha fanatismi, che ama senza idolatrare, che trova le strade dell’azione.

Buon 2011, con tutto il cuore!

Serenella Gragnani.

 
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