Veramente un Barbiere di Qualità
Interessante l’iniziativa di presentare opere in diretta dai principali teatri italiani ed esteri.
Il Festival Puccini di Torre del Lago ha sposato questa idea e ieri sera (26/04/2011) ha trasmesso nell’Auditorium Caruso del Gran Teatro Puccini una divertentissima e azzeccata produzione de “Il Barbiere di Siviglia” dal Teatro Regio di Parma.
Molto bella la regia di Stefano Vizioli, piena di spunti ironici e di sottolineature piacevolissime, coadiuvata da una scenografia fresca e funzionale (Francesco Calcagnini) e da splendidi cantanti-attori.
La sensazione che il cast trasmetteva era quella di “divertirsi” in scena, soprattutto la coppia Almaviva-Figaro recitava un rapporto di complicità, allegria e giovinezza non facile a vedersi.
Loro rappresentavano il “nuovo”, l’audace quanto Bartolo e Basilio il “vecchio” da gabbare. Punto d’incontro e scontro, Rosina con il suo femminile scoppiettante, coraggioso, consapevole della propria forza e del proprio potere.
Godibilissimo ogni passaggio, soprattutto nel primo atto veramente sfavillante dove i cantanti sembravano fare a gara non tanto a superarsi ma a completare e arricchire il quadro d’assieme.
Se era inevitabile pensare al Goya (anche per i bellissimi costumi di Annemarie Heinreich), ogni richiamo al mondo dell’opera era godibilissimo, pieno di un’ironia leggera e garbata in perfetta sintonia con Rossini e la sua epoca.
Pieno di tenera irruenza, di spirito e grazia il Conte di Dmitry Korchak, bella voce e ottima recitazione. Affascinante vocalmente e scenicamente, ironica e civettuola,
Bartolo nelle mani di Bruno Praticò talmente godibile da suscitare tenerezza per le sue sfortunate trame e Figaro di Luca Salsi ha il piglio, l’allegria, la ricchezza vocale e umana che il personaggio richiede e si merita.
Ottimi anche la “bollente” Berta di Natalia Roman, l’”addormentatissimo” Ambrogio di Noris Borgogelli e l’autorevole Fiorello di Gabriele Bolletta.
Uno spettacolo veramente da amare per la sua piacevolezza mai scontata o superficiale, una bella indicazione su quello che può essere il teatro d’opera oggi.