NON UN CONCERTO MA UNO SPETTACOLO! IL NUOVISSIMO IMPEGNO DI CARLO COLOMBARA
Assistere a questo spettacolo è stata per me un’avventura. Carlo Colombara e Serenella Gragnani mi hanno portato “dentro” l’opera lirica…anzi dentro il canto teatrale!
Non immaginavo che un concerto potesse essere così interessante e divertente, con tanti cambi di scena e di stati d’animo.
Del resto Colombara e Gragnani, assieme al co-regista Giulio Frugoli, erano stati molto chiari nel dire, nei vari promo editoriali, che il loro non sarebbe stato un “semplice” recital ma un vero spettacolo, dove il grande basso bolognese per la prima volta sarebbe stato anche attore e improvvisatore.
In ogni caso lo spettacolo “Carlo Colombara 1/1 prima” andato in scena il 24/07/2011
all’auditorium E.Caruso del Gran Teatro Puccini di Torre del Lago, nell’ambito del 57° Festival Puccini, è stato una sorpresa.
Pochi elementi in scena, un tavolino con uno specchio, una panca, un appendiabiti per ricreare l’atmosfera del camerino e della prova. Carlo e Serenella vestiti rigorosamente da dietro le quinte, totalmente informali, con soltanto qualche elemento indossato via, via da Colombara per disegnare il ruolo come accade in ogni normalissima prova di regia.
Il palcoscenico diviso idealmente e realmente in due settori: uno più prossimo al proscenio per i pochi momenti nei quali Colombara parlava direttamente al pubblico, l’altro a definire lo spazio prova, dove il pubblico spariva dalla mente dei protagonisti tramutandosi in un privilegiato osservatore, “ignorato” da Carlo e soprattutto da Serenella nel ruolo di regista.
Lo spettacolo è stato un affascinante duetto tra interprete e regista, dove seguendo un preciso canovaccio, sebbene senza un testo scritto, i due hanno messo in scena le normali discussioni, gli scontri, i confronti che accadono tra due artisti durante una prova.
Divertenti, ironici, senza peli sulla lingua Gragnani e Colombara hanno interpretato (e sono stati!) una regista e un cantante molto consapevoli delle loro idee eppure disponibili ad ascoltarsi, sempre frizzanti e sferzanti nei confronti l’uno dell’altro e delle categorie che rappresentavano. In definitiva adorabili!
Lo spettacolo è iniziato con un breve estratto dal video “Il Don Giovanni di Carlo Colombara” (girato a Lucca per la serie “Personaggi e interpreti”in occasione del debutto nel ruolo). In tale estratto sono state selezionate alcune scene in cui l’artista ci fa conoscere la sua personalità e il suo modo di lavorare. I registi hanno voluto così creare un passaggio dal “virtuale” al “reale” per introdurre Colombara con una suspence di attesa.

Dopo aver salutato il pubblico, Colombara è entrato in prova con l’arrivo di Serenella Gragnani sulla scena.
I primi pezzi proposti sono stati “Fin c’han dal vino” e la Serenata dal “Don Giovanni”. Tra un pezzo e l’altro Carlo andava al tavolo a truccarsi, a bere…a stiracchiarsi mentre discuteva con Serenella; piacevolissimo il loro battibeccare su Don Giovanni, vissuto in modo molto diverso l’uno dall’altra!!
Colombara ha disegnato un Don Giovanni di grande fascino e pericolosità, dalla voce sensuale e avvolgente durante la Serenata, magistralmente accompagnata dal mandolinista Mauro Redini.
Restando nell’ambito del canto di conquista è stato proposto “Tu qui fait l’endormie” del “Faust”: Gragnani ha chiesto a Colombara di “usare” una chitarra come ulteriore elemento di offesa per Margherita, trattando lo strumento come il corpo di una donna, da carezzare, eccitare e poi toccare con sprezzante volgarità.
Affascinante il contrasto del gesto con la vocalità bella ed elegante, sapientemente esaltata dalla risata crudele di Mephistofeles.
Poi l’inevitabile approdo a Verdi, dove Colombara è signore assoluto. Con Gragnani il grande basso ha puntualizzato il ruolo di Fiesco, la drammaticità monolitica di un padre senza cedimenti seppur con una grande sensibilità di fondo.
Ne “Il lacerato spirito” il dolore si è fatto vivo, vibrante…e…durante l’applauso del pubblico, Colombara, accasciato a terra, zittendo la platea con un gesto ha iniziato a recitare e poi a cantare“La ballata di Mackie Messer”.
Un colpo di scena affascinante, una sferzata di grande impatto teatrale con Carlo impegnato in un’interpretazione ironica, calibrata, che lo ha trasformato in un navigato macho da bassifondi.
Dopo l’intervallo, proposto come una pausa-prove, è stata la volta del padrone di casa, Puccini e della sua “Vecchia zimarra”.
Gragnani e Colombara si sono confrontati sui diversi modi d’interpretare il brano, raffrontandosi con grandi regie storiche, mettendo poi l’accento sulla consapevolezza di Colline della fine di un’epoca della propria vita.
Colombara ha reso il brano con estrema semplicità, con un canto quasi a fior di labbra come in una riflessione intima.
Un personaggio importante nell’Italia e nella Versilia d’inizio secolo è stato il poeta Gabriele D’Annunzio, uomo di eccessi e costantemente sopra le righe, autore del godibilissimo testo de “A’ vucchella”. Colombara con un nuovo colpo di teatro, è andato dietro le quinte, discutendo con Gragnani del ridicolo atteggiamento amatorio del Vate, ed è riapparso in cappa da camera di seta, a piedi scalzi… si è seduto ad un’improvvisata scrivania per cantare (fingendo di scrivere) la sua canzone d’amore su musica di Tosti.
Per tutto il brano ha spesso giocato con le rose in un vaso, per poi alla fine prenderne una, alzarsi, venire in proscenio e lanciarla via con gesto dannunziano e un divertentissimo accenno di strip.
Il senso era eseguire perfettamente una bellissima canzone ma scherzare sull’uomo conquistatore, incapace di vedersi con un filo d’ironia!
Nuovo salto psicologico e l’incontro con “Ella giammai m’amò”, forse il cavallo di battaglia di Carlo Colombara, sicuramente il brano nel quale raggiunge la perfezione vocale e interpretativa.
Gragnani, evocando la produzione dell’Opernhaus di Zurigo del 2001 con Colombara nel ruolo di Filippo, ha chiesto al basso bolognese di calarsi completamente dentro la solitudine dell’uomo più che del re, di dare voce al dolore per non essere né amato né desiderato dalla propria donna, di esaltare la prigionia di un grande monarca che soltanto nella sua stanza può essere sé stesso.
Forse mai come in questo brano la sintonia tra regista ed interprete è stata totale, la visione del ruolo comune.
Il pubblico è restato col fiato sospeso per tutta l’aria, scandita da Colombara come uno straziante, variegato affresco dell’anima…poi… un boato d’applausi liberatorio per tutti!
Lo spettacolo è proseguito con una canzone d’amore ben più leggera e sognante “Moon River” per concludersi con un’adorabile “La calunnia” rapportata da Gragnani all’attualità italiana, piena di gossip e malignità, e interpretata da Carlo con grande ironia, possanza vocale e il coinvolgimento anche scenico del bravissimo maestro al piano Enrico Maria Cacciari.
Grandissimo successo di pubblico e di critica, ottenuto dagli interpreti e dall’altrettanto bravo co-regista Giulio Frugoli, impegnato anche nella regia video dello spettacolo.
Ho avuto il piacere di scambiare qualche parola con gli autori Gragnani- Frugoli e con Colombara: mi hanno assicurato che è loro intenzione portare in tournèe in Italia e all’estero questo spettacolo per dare un’idea della lirica molto più vicina alla realtà, mostrando cioè al pubblico, ai giovani quanto il “mettere in scena” sia un lavoro artigianale, complesso, fatto di passione e di attualità.
Tazio Marcucci