Il Don Giovanni di Carlo Colombara
Il “Don Giovanni” è di Mozart e Da Ponte, naturalmente…!, però nel momento in che un artista indossa i panni del personaggio, prestandogli voce, sudore, muscoli anima ed emozioni di diritto se ne appropria e, interagendo con musica e libretto, ne fa una creazione personale. Ecco la motivazione del titolo di questo pezzo e l’impianto metodologico che lo anima.
Carlo Colombara , grandissimo basso, per la qualità della sua vocalità e forse del suo carattere, ha costruito la sua splendida carriera soprattutto sui ruoli drammatici (verdiani e non solo).
Debuttare il “Don Giovanni”, cimentarsi con un personaggio mozartiano, ha voluto dire accettare una sfida, entrare in un’altra ottica musicale e interpretativa, lavorando per trovare una chiave di lettura aldilà del repertorio abituale.
Il Maestro Colombara ha scelto, per questa prestigiosa operazione, il Teatro del Giglio di Lucca e una produzione che vedeva convergere professionalità di paesi diversi (dall’allestimento proveniente dal Teatro Nazionale di Brno, alla regia del viennese Bruno Berger-Gorski, alla direzione del maestro finlandese Jari Hamalainen, direttore artistico del Festival di Savonlinna).
La prima è avvenuta il 23 ottobre, dopo un lungo periodo di prove che hanno permesso la realizzazione di un prodotto elegante e puntuale nella definizione dell’epoca e degli aneliti sotterranei che pervadono l’opera (si sta avvicinando la Rivoluzione Francese).
Il Don Giovanni di Carlo Colombara è un personaggio nel pieno di una smagliante maturità fisica, dalla voce ricca, potente ma nello stesso tempo morbida e sinuosa.
Colombara è riuscito a giocare con i colori, per offrire le sfumature di un carattere semplice e complesso assieme.
Ha usato tutta la bellezza del suo timbro vocale, la sapienza di una recitazione mai sopra le righe, per costruire quell’autentica scena di seduzione che è “La ci darem la mano”. Una seduzione raffinata, pressante ma nello stesso tempo avvolgente, capace di placare le paure di una donna, e che è stata espressa da Colombara attraverso l’utilizzo di una ricca gamma di colori.
Il suo Don Giovanni risulta essere ben consapevole del proprio ruolo sociale, arrogante nel momento giusto, quando è necessario rimettere gli altri al proprio posto.
Egoista e cinico, non pensa minimamente ai sentimenti altrui, persegue il proprio piacere sulla testa di tutti, uomini o donne, amici o nemici.
Non ha legami, l’unica persona con la quale ha in definitiva un vero rapporto è proprio Leporello, ma anche in questo caso (come con le donne che paga) si tratta di un rapporto prezzolato.
Colombara è stato bravissimo nel rendere l’estrema solitudine del personaggio, la sua incapacità di tessere relazioni. Senza “ghiacciarlo”, senza farne una maschera priva di espressione, ha giocato di sfumature, anche minime, per dare ai propri gesti, all’espressione del volto, al timbro della voce e alla sottolineatura delle parole, una sottile e inconsapevole drammaticità.
Con le “sue” tre donne (l’intensa e drammatica Donna Anna di Natalia Ushakova, la veemente e combattuta Donna Elvira di Arpine Rahdjian, la deliziosissima Zerlina di Sandra Pastrana) Don Giovanni ha lo stesso rapporto che molto probabilmente avrà avuto con quelle del Catalogo: affascinante e crudele, violento nei gesti e nelle parole, estraneo al concedere una parte di sé che non sia quella deputata al suo piacere.
Ovviamente il grande seduttore non ama le donne, e non sa fare scelte di qualità: è semplicemente il numero che conta!
I riferimenti con la nostra epoca, sono ovvi: quanti potenti (soltanto economicamente…) si trasformano in Don Giovanni, col risultato di essere dei patetici guitti miliardari!!
Il personaggio mozartiano ha però anche una sua grandezza. Se Colombara è stato un padrone autoritario e complice ( e il rapporto tra lui e lo strepitoso Leporello di Carlo Lepore è stato entusiasmante per le sottigliezze interpretative), un amante seducente (la malia della Serenata insegna…), un eroe dell’individualismo sfrenato (il trascinante e ammaliante Fin ch’han dal vino), nella morte trova una dimensione epica di notevole spessore.
Don Giovanni ha in sé un profondo anelito alla libertà: lo proclama per tutta l’opera, andando oltre gli schemi e le pastoie di una morale spesso di comodo. L’egoismo e il cinismo lo portano poi a percorrere una strada sbagliata, distruttiva per sé stesso e per gli altri.
Colombara, aiutato dalla pienezza della sua voce e dalla matrice eroica del suo timbro, ha dato spessore ed anima a questo aspetto del personaggio, arrivando ad una ad un’inquietante scena finale, quando l’orgia altrui si fa per lui vibrante scontro con la morte che si sta avvicinando (e Don Giovanni lo sa benissimo).
Nell’incontro con il maestoso Commendatore di Luciano Montanaro Colombara disegna un uomo alle prese con la sua perdizione, con l’allucinante solitudine di chi non ha speso niente di sé e vive gli ultimi attimi con l’intensità tragica dell’addio.
Desidero concludere citando il puntuale Masetto di Luciano Leoni, l'elegante e apassionato Don Ottavio di Francesco Marsiglia, l’ottima prestazione del maestro al cembalo Riccardo Mascia, l’impegno dell’Orchestra e Coro della Toscana ed anticipare che questo debutto verrà documentato con un video attualmente in produzione a cura della Reset Produzioni Audiovisive, che mostrerà (attraverso immagini delle prove, interviste, riflessioni, brani dello spettacolo) l’affascinante percorso compiuto da Carlo Colombara per creare il “suo” Don Giovanni.