Armiliato, un Rodolfo lineare e nitido come un disegno a china

Evento: Luisa Miller

Dove:   Opernhaus di Zurigo

Quando: 21 Aprile 2010


Lineare e nitido come un disegno a china il Maestro Armiliato riporta Verdi alla ricca essenzialità che gli compete e lo fa vibrare di una luce che è poetica teatralità

Il mese scorso ha debuttato a Zurigo il Rodolfo pucciniano di José Cura, oggi a farlo è il Rodolfo verdiano di Fabio Armiliato: in un simpatico gioco di nomi due grandi tenori sullo stesso palcoscenico hanno incontrato per la prima volta due grandi Rodolfo!

L’incontro tra Fabio Armiliato e il protagonista di “Luisa Miller” è sicuramente di altissimo livello.luisa_miller_4

Si tratta di un personaggio “difficile” sia dal punto di vista vocale, come vedremo meglio in seguito, che per una psicologia “aperta”: dolce innamorato, amico sincero di una donna che non ama, figlio di un padre pronto a tutto per il potere della casata, onesto e coraggioso, minato da una sfiducia molto romantica che lo spinge al gesto estremo di uccidere e uccidersi per amore, Rodolfo ha molte frecce al proprio arco per coinvolgere in una “bella” interpretazione.

Come in tutta la “Luisa Miller” verdiana, più che in quella di Schiller che risente meno del problema, è necessario uscire dallo stereotipo di feuilleton per trovare nell’intimo i colori e le motivazioni. E Fabio Armiliato è stato molto accurato in questa ricerca di nitore emozionale, senza mai strafare, con un equilibrio di grande suggestione.

Come il Maestro mi farà notare vocalmente si tratta di un ruolo impervio, che tocca diversi colori e diverse tessiture del registro tenorile. A tratti lirico puro, in altri momenti quasi donizettiano, poi lirico spinto per arrivare a frasi talmente drammatiche da ricordare “Otello”.

Armiliato ha usato tutte queste possibilità della sua bella e raffinata voce, con un’eleganza e una pulizia che possono essere considerate la cifra distintiva della sua interpretazione. Ha toccato tutti gli aspetti vocali di Rodolfo, traendone spunto per definire ed arricchire la psicologia del personaggio.

luisa_miller_3Con un’eleganza, come ho già detto, mai fredda, mai estranea ma sempre centrata sulle emozioni in campo, sulle sinergie presenti nella storia.

Armiliato è stato molto preciso nel togliere il personaggio da una monotematicità pseudo-romantica che non gli appartiene, neanche vocalmente.

Rodolfo drammaturgicamente vive una situazione leggibile a vari livelli che lo rende un personaggio complesso, e come tale Verdi lo ha reso.

Lineare e nitido come un disegno a china il Maestro Armiliato riporta Verdi alla ricca essenzialità che gli compete e lo fa vibrare di una luce che è poetica teatralità.

Penso a “Quando le sere al placido” con quel recitativo così ricco di colori, dove ogni parola ha un preciso significato emotivo, evocante un ricordo, tanto che il grande tenore ne ha cesellato ogni risvolto, portando poi la romanza ad “aprirsi” come un fiore.

Accanto a lui una Barbara Frittoli (ovviamente Luisa Miller) perfetta per intensità, bellezza vocale e studio del personaggio. La signora Frittoli ha proposto una donna a tratti coraggiosa, a tratti ribelle, drammaticamente violentata da un ricatto troppo crudele, troppo schiacciante.

Bellissime le pagine con il padre, un Leo Nucci che come sempre esplora da par suo aspetti controversi e complessi della “paternità” verdiana.

Tutta la produzione si è rivelata comunque veramente interessante, con la regia di Damiano Michieletto ricca di intuizioni.

Ho apprezzato molto l’impianto scenico centrale circolare, in continua rotazione e con i mondi di Luisa e Rodolfo in collegamento e confronto.

Mi è piaciuto confrontarmi con soluzioni diverse da quelle che io avrei forse adottato e trovarle ugualmente costruttive a riprova che quando a reggere uno spettacolo c’è un’idea ben estratta da libretto e partitura, seguirlo è sempre stimolante.luisa_miller_5

Penso all’uso quasi straniante del coro, ai bambini che rappresentano Luisa e Rodolfo piccoli o forse ancora di più la loro essenza. Penso ai movimenti in qual modo danzati chiesti spesso ai cantanti e alla caratterizzazione di Wurm (bravissimo!), così teatrale nei movimenti quasi malati e nella cattiveria marchiata nel fisico.

Una regia profondamente mutuata dal teatro di prosa, volutamente “recitata” ma con grande equilibrio e valorizzazione dei tempi musicali.

Del resto “Luisa Miller” è un’opera molto interessante drammaturgicamente, per gli sviluppi emotivi che mette in campo: due padri protagonisti nel bene e nel male, rappresentanti di poteri e legami, reali ed emotivi, molto forti. Due figli che con molta fatica affermano la loro libertà e vengono schiacciati da giochi sporchi, più forti della loro integrità. Una donna innamorata e potente che è un po’ il prologo di future soluzioni (Amneris, Eboli per esempio) molto più intriganti. Una storia d’amore tenera e drammatica, dove fiducia e paura s’intrecciano a livelli complessi.

Insomma un’opera che racconta molto e a Zurigo è stata resa con grande classe e partecipazione.

 
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