La fanciulla del Centenario
LA FANCIULLA DEL CENTENARIO
Evento: La Fanciulla del West
Dove: Festival Pucciniano di Torre del Lago
Quando: 16 Luglio 2010
Una scommessa vinta a metà o forse un’occasione sfruttata solo in parte.
“Fanciulla del West” come ambientazione è una delle opere più affascinanti perché chiede di fare i conti con i film western e con l’immaginario collettivo intriso da queste immagini.
Ho visto trasposizioni temporali molto interessanti sia ad Oslo che proprio alla Deutsche Oper di Berlino diretta dalla signora Harms (sicuramente la Fanciulla che io ho preferito in assoluto dal punto di vista registico).
Quindi mi piacciono molto le sperimentazioni ma…devono avere una logica strettamente attinente al libretto e alla partitura, sviluppando magari ciò che si presenta nel sottotesto.
Qua la scenografia era, a mio parere, completamente inadatta ad esprimere Fanciulla: ridondante, eccessiva a volte sinceramente risibile. Come non sorridere al secondo atto quando la capannuccia di Minnie si trasforma in una super-casa con due pseudo letti-gondole d’oro?! Naturalmente in tanto sfarzo Johnson non trova di meglio che…dormire in terra. La scelta di trasformare gli scultori in scenografi mi ha sempre lasciato molto perplessa. Credo che spesso si tratti di professionalità e punti di vista completamenti diversi. Può venire il buon risultato, anche l’ottimo, ma non è così scontato.Sicuramente le sculture di Adami sono belle e significative ma la scenografia è un’altra cosa: deve essere funzionale, pensata per il palcoscenico, vibrante delle emozioni dell’opera che deve contribuire a suscitare o far risaltare.
Non mi piace criticare il lavoro di un artista ma in questo caso e soprattutto nell’ ambito di Artistallopera credo sia necessario spezzare una lancia a favore di un diverso rapporto scena-espressione.
Purtroppo i costumi e il trucco si sono adeguati a questa scenografia e…quando ho incontrato per i corridoi i vari minatori mi sono divisa tra la divertita paura (oddio i mostri!) l’umorismo nero e la caccia alle somiglianze.
Fortunatamente luci spettacolari hanno esaltato quello che potevano, creando suggestioni dove forse non c’erano (complimenti al Maestro Alfieri).
Ho avuto il piacere di seguire le prove sin dalla sala poiché è sempre entusiasmante veder nascere uno spettacolo. Grande impegno da parte di tutti, in un’opera complessa perché corale ma nello stesso tempo puntata sul particolare di ogni personaggio. Proprio come nei film western i comprimari assurgono al ruolo di protagonisti…pensiamo ad “Ombre rosse” di Ford!... e anche gli interventi più piccoli assumono un’importanza notevole!
La signora Harms ha lavorato con molto impegno e la sua regia, che posso non condividere completamente, ha retto comunque la prova del palco. In qualche modo gli allineamenti richiesti ai minatori, il lavoro sulle masse ricordano certi schemi coreografici dei musical, a volte eccessivamente monolitici ma in ogni caso eleganti e significativi.
I due protagonisti hanno costruito dei personaggi di grande spessore. Nell’intervista che troverete in un altro punto del sito la signora Harms afferma di essere felice di lavorare con la femminilità della signora Dessì.
Credo che questa Minnie sia stata la risposta alle migliori aspettative. Un personaggio molto più complicato di altri per semplicità e coerenza (eh si…a volte proprio questi sentimenti complicano!!)
Una ragazza alle prese con l’innamoramento, la scoperta di nuove esigenze, il rimpianto per quello che non è stata. Concreta e sognatrice, femminile e coraggiosa Minnie è forse una delle prime ragazze moderne ad apparire nel mondo dell’opera: lavora, si esprime direttamente e anche poeticamente, suscita la tenerezza di certo neorealismo, quello che mostrava la servetta di Umberto D farsi il caffè, o guardava per la prima volta le donne per quello che sono.
La signora Dessì è stata bravissima nel lasciare al personaggio i colori che sono in partitura, la timidezza e l’audacia, la realtà di una donna che teme di non mettersi le scarpe belle perché le sono gonfiati i piedi. Stupidaggini?! No, assolutamente. Magia teatrale di un autore che guardava avanti, ed intuiva la vita, il realismo che stava arrivando alla scena nelle semplici espressioni del quotidiano. Ma quanta ricerca psicologica c’è in quelle frasi, che scorci geniali affidati al sottotesto, all’intuizione.
La signora Dessì li ha scorti tutti e c’è stata dentro aiutata dalla sua voce così espressiva, capace di dare il giusto colore ad ogni emozione, anche alla più indefinita.
Quel gioiellino descrittivo di “Laggiù nel Soledad” è risultato un raccontare e un rivivere, un comprendere forse certi moti della propria anima che sostengono le scelte di vita.
Una Minnie quindi dolcissima, molto femminile, consapevole però del proprio spazio fisico e mentale, pronta a difenderlo a volte disincantata nei propri confronti, ma pronta ad amare completamente, rischiando le sicurezze.
Fabio Armiliato è un Dick colto, elegante… un bandito che si è trovato tale per sbaglio, per caso. Ha lasciato al suo personaggio una profonda tensione etica, il disagio di essere quello che non voleva essere, il piacere di conoscere una ragazza concreta e poetica come Minnie.
Nelle due romanze il Maestro Armiliato ha messo tutto il dolore e la consapevolezza della propria condizione, asciugandole da ogni effetto superfluo per andare all’osso della melodia e della drammaturgia.
Rance ha avuto la bellissima voce di Carlos Almaguer, purtroppo assai impacciato nella recitazione ma dal timbro vocale estremamente affascinante.
Vedere le prove mi ha mostrato (se ne avessi avuto bisogno!) com’è importante lavorare assieme, essere gruppo. I nostri uomini del campo, stanziali o di passaggio…, lo sono stati!
Il Maestro Veronesi, che spesso mi ha visto lontana dalle sue scelte interpretative, ha diretto con pathos, precisione e intensità una delle partiture più belle di Puccini
Quindi una Fanciulla che potrà vivere ancora cento anni!