Tosca a Genova
Evento:
Dove: Teatro Carlo Felice di Genova
Quando: 8 Giugno 2010
Il ritorno di Daniela Dessì e Fabio Armiliato al Carlo Felice di Genova con “Tosca”ha prodotto una serata di grande magia.
…Per tanti motivi, non ultimo l’emozione che si leggeva nei due grandi interpreti come nel pubblico. Emozione calda, accogliente, capace di parlare di percorsi comuni e di quel legame speciale che si ha con le proprie origini. 
L’opera scelta era particolarmente rappresentativa per i due artisti che l’hanno scavata a fondo e ne hanno tratto una linea interpretativa di notevole spessore.
La produzione si è rivelata fascinosa per le scenografie originali del debutto e per i costumi di grande suggestione, indossati dalla signora Dessì con particolare malia.
Indubbiamente la sua interpretazione è stata quella di una Tosca a tutto tondo: donna e artista, dolce e passionale, coraggiosa, decisa, insicura.
Tutti i colori di una femminilità completa e complessa sono apparsi nella recitazione e nella voce della signora. Ogni parola, ogni sfumatura dei dialoghi hanno avuto risalto per dare a Tosca quel fascino e quella immediatezza che le appartengono.
Mai stereotipata, mai soltanto personaggio, Dessì ha proposto una donna con una gamma di sentimenti ed emozioni, spesso contrastanti ma sempre tanto naturali.
Una donna reale può essere passionale e credente, libera eppure legata dall’insicurezza, consapevole e fragile. Per una cantante poi interpretare una “collega” è sicuramente molto stimolante…! 
La signora Dessì ha curato particolarmente il fraseggio, il piacere della pronuncia musicale, il rapporto stretto tra significato e significante.
La sua voce ricca e morbida, opulenta ma mai aggressiva o eccessiva, ha costruito con una perfetta progressione emotiva e interpretativa lo snodarsi del personaggio, dai magici duetti con Mario fatti di tenerezza e passione, al vibrante sdegno per l’ingiurioso Scarpia, al sogno di un impossibile lieto fine.
“Vissi d’arte” è stato come un monile essenziale, onestamente puro, senza alcun bisogno di un surplus per vivere e farsi comprendere. Quel cantare è stato un momento di riflessione, un parlare intimo di Tosca con Dio, un attimo di sgomento e incredulità che in modi diversi tutti noi abbiamo provato una volta nella vita.
Nell’estrema pulizia e nella ricchezza del “Vissi d’arte” della Dessì c’è, a mio parere, il senso profondo della sua ricerca artistica.
Ad una splendida Tosca ha corrisposto uno stupendo Mario. Fabio Armiliato ha prestato anima e corpo ad un personaggio che gli appartiene intimamente. L’eleganza, la cultura, il coraggio e la passionalità di Cavaradossi sono emersi dalla voce e dall’interpretazione di questo artista che ha fatto dell’appassionato equilibrio scenico-vocale uno dei punti di forza della sua carriera.
Armiliato ha voluto giocare di sfumature, arrivando a due momenti di grande suggestione: il “Vittoria!” intenso, vocalmente trascinante, autentica ribellione alle ingiustizie e il “E lucevan le stelle” un’intima riflessione d’amore, una appassionata dichiarazione di vita, intrisa di caldo rimpianto.
Come sempre è stato l’equilibrio a colpirmi maggiormente, l’uso della voce rapportato al dramma con l’intento di mantenere sempre una sonorità estremamente pulita, bella ed elegante.
Il baritono Carlo Sgura si è rivelato una graditissima sorpresa. Voce molto interessante, grande presenza scenica e la capacità di affrontare il personaggio senza calcarne miserie e vizi. Quindi uno Scarpia raffinato, crudele, accecato soltanto in parte dai suoi istinti, consapevole dei propri strumenti di potere e di morte.
Il pubblico è stato il giocatore in più non tanto e non solo nei confronti degli artisti, quanto del teatro e del suo senso profondo.
Mi piace ricordare che la signora Dessì, portavoce di tutti i lavoratori schierati in palcoscenico, ha letto un documento di accorata protesta nei confronti del decreto Bondi. I teatri italiani si mobilitano per la propria sopravvivenza e per quella della cultura.
Un’altra nota carina riguarda i bis concessi da Daniela e Fabio: non sono mai una semplice ripetizione, quanto illuminare ancora di un’altra sfumatura il pezzo interpretato. Danno un’emozione particolare all’interprete e al pubblico, come un filo magico che lega seguendo percorsi intimi e personali.
Queste serate hanno dimostrato anche come possa esistere un legame profondo tra il Carlo Felice e la sua città, un legame che va riproposto e cementato perché costituisce una ricchezza enorme di crescita civile e culturale.
Fotografie di Marcello Orselli