Confronto su un'idea di teatro
Incontro con Kirsten Harms
Durante una trasferta berlinese ho avuto il piacere di intervistare la signora Kirsten Harms, direttore artistico della Deutsche Oper e regista.
M’interessava particolarmente conoscere le opinioni di una donna impegnata in un ruolo così complesso, ancor oggi visto come patrimonio essenzialmente maschile. Poi mi piaceva parlare con una regista, che tra l’altro avrebbe costruito a breve “La Fanciulla” del centenario a Torre del Lago.
Non ultimo sono particolarmente attratta dai teatri tedeschi, dal loro modo di lavorare, dalla gestione delle prove, dall’impostazione dei cartelloni e anche dalle sperimentazioni (più o meno condivise) 
Ho trovato una persona squisita soprattutto nei confronti dell’attenzione all’altro. La signora ha dimostrato un interesse genuino per il mio lavoro e per le mie idee, tanto che la nostra è stata una lunga chiacchierata, uno scambio veramente proficuo aldilà della semplice intervista.
In realtà in questi incontri cerco soprattutto questo: un confronto che possa porsi come costruzione di un’idea di teatro.
SG Lei è regista e direttore artistico. Quanto queste due professioni si aiutano vicendevolmente…se questo accade…?!
KH Essere regista mi permette di conoscere a fondo tutto quello che avviene sul palcoscenico e dietro le quinte. Conosco i problemi e le necessità della messinscena e questo mi ha aiutato nel mio lavoro di direttore artistico: lo ha reso più completo.
In teatro sono necessarie professionalità di altissimo livello in tutti i settori e qui alla Deutsche Oper le ho trovate. Ho dei collaboratori splendidi, dagli attrezzisti ai vertici.
Credo che il direttore artistico debba conoscere tutti i meccanismi del fare teatro e tutti gli aspetti della sua “casa”.
SG Dei due lavori qual è quello che lei ama di più, che la conquista maggiormente?
KH Dal punto di vista emotivo sicuramente la regia. C’è un coinvolgimento maggiore e le emozioni che si vivono per esempio in prova sono molto forti. Però il direttore artistico sceglie la programmazione, i cast ed anche questo è in definitiva altrettanto stimolante poiché permette di portare avanti un’idea.
Il lavoro di direttore artistico è molto interessante proprio per la sfida di trovare i direttori giusti…i cantanti giusti… i registi giusti…gli assistenti giusti. Insomma coordinare tutti questi elementi.La regia naturalmente permette maggiormente di giocare, di recitare e in tedesco usiamo proprio lo stesso verbo per indicare le due cose!Noi alla Deutsche Oper siamo anche molto attenti agli spettatori. Monitoriamo continuamente le reazioni del pubblico, sera per sera.
Ci interessa vedere come gli spettatori reagiscono ai singoli cantanti, alla regia. Il loro responso è fondamentale per noi e vogliamo tenerne conto.Il direttore artistico poi ha la possibilità di scoprire giovani talenti e la cosa più bella è che il pubblico percepisce quando c’è il valore. E’ interessante vedere le doti, le caratteristiche di quelle che saranno le star di domani e io…so di avere buon fiuto!!
SG Sicuramente sono due lavori bellissimi…
KH Però c’è tanto da fare! Negli ultimi 18 anni poi ho tirato su un figlio…in qualche modo (sorride)…
SG Quindi tre lavori, non due …
KH Devo dire che mio marito mi ha aiutato!!
SG Indubbiamente in queste situazioni è necessaria la collaborazione
KH Anche se in qualche modo rimane sempre un po’ di senso di colpa nel gestire figli e lavoro!
SG Il fatto di essere donna le ha creato dei problemi o non è stato di ostacolo?
KH Per rispondere a questa domanda forse si può fare riferimento proprio a “Fanciulla del West” dove la protagonista vive in mezzo a degli uomini che hanno un comportamento che può essere arrogante, violento…sicuramente non facile.
Questo può essere un esempio di come una donna si può porre in una situazione simile.
Nel XIX secolo quando una donna ha assunto posizioni di potere le è stato chiesto molto spesso di essere come un uomo nei comportamenti, negli stati d’animo… aggressiva e capace di uccidere,…anche se solo metaforicamente!
Spesso nell’interpretazione di Fanciulla si possono vedere donne che utilizzano le armi come gli uomini, assai mascoline!
Io sono una donna femminile e la mia visione è stata quella di trovare un altro modo per esprimere questo personaggio. Sono sicurissima che gli uomini e le donne sono molto differenti tra di loro ma non ritengo assolutamente che una donna debba trasformarsi in uomo per dirigere un teatro d’opera!
Non ho avuto alcun problema con i maschi che lavorano in questo teatro: dai tecnici, agli altri settori. E’ un ottimo gruppo e non abbiamo mai avuto difficoltà a lavorare assieme.
Le donne femminili sanno che bisogna analizzare momento per momento la direzione presa. Le donne riflettono di più degli uomini, hanno gli occhi da per tutto e decidono dopo aver pensato un attimo. Gli uomini sono più immediati ma le donne sono più intelligenti. Il nostro primo ministro, Angela Merkel, inizialmente poteva essere criticato perché non reagisce troppo presto, non prende decisioni di forza, ora è riconosciuta come una persona che riflette prima di prendere una decisione.
Saper risolvere i conflitti è la capacità più importante delle donne, mentre gli uomini tendono a dirimerli con il potere. La donna trova un altro linguaggio… quindi anche la mia Minnie non sarà debole o supplicante, remissiva o mascolina ma una donna femminista e femminile come è anche Daniela Dessì.
Ho voluto mettere in scena questa nuova idea filosofica: la ricerca di un’empatia con l’altro. Mi è interessata la capacità di Minnie di comprendere le vite, le esigenze degli uomini del campo e proprio attraverso questa comprensione porsi al centro, sicuramente anche come figura forte.
Sarà una messinscena interessante che inizierà con un uomo che piange e finirà…con molti uomini che piangono!
In realtà c’è scritto in partitura… e nel mezzo ci sarà gioco di carte, aggressione, violenza, avidità dell’oro e anche per questa donna.
Fanciulla è molto moderna, un punto interrogativo dell’inizio del Novecento nei confronti di tutto quello che ci aspetta.
SG E’ sicuramente interessante che sia una donna a fare la regia di un’opera così complessa e purtroppo così poco rappresentata… Credo che avere una regista possa essere un punto di forza notevole.
KH Proprio nel centenario di quest’opera far vedere una donna come Minnie che si pone in mezzo a tutti quegli uomini secondo il punto di vista di una regista donna è significativo. Mi chiedo se in Italia questo sia già accaduto, ma è possibile sia la prima volta.
SG Penso proprio di si. Tra l’altro Fanciulla nella nostra nazione è sempre stata rappresentata poco, non ha avuto un grande successo. E’ un’opera troppo diversa rispetto alle altre di Puccini, troppo moderna, sconvolgente… anche musicalmente e forse pure drammaturgicamente.
Personalmente credo che sia molto presente il tema della nostalgia. Del resto Puccini stesso veniva da una terra di emigranti, Lucca, e suo fratello era partito molto giovane per il Sud America.
KH La nostalgia è assolutamente presente. Per esempio anche nei confronti della madre, della donna, dell’amante… fino al cane! (risata). Potremmo dire di uno stare insieme, della comunità. Un altro punto importante è quello dell’apertura della mente, dell’uso della cultura, anche con la lettura della Bibbia Minnie cerca in qualche modo di superare la violenza di questo ambiente attraverso una visione un po’ più spirituale.
SG Vuole farli evolvere usando i mezzi che ha a disposizione!
KH Un altro aspetto fondamentale è quello del lavoro, che è necessario per vivere. Proprio per questa esigenza gli uomini del campo hanno dovuto abbandonare l’amore, la famiglia, la parentela e sono per questo diventati anche violenti. A causa dello scompenso che c’è stato nella loro vita sono diventati banditi, aggressivi, senza morale…proprio come reazione! Minnie cosa fa in questo contesto? Riesce a dare attenzione a tutti quanti, proprio quello di cui hanno bisogno, e anche un certo tipo di amore, offrendo quindi anche uno stimolo morale.
Sicuramente nello stesso tempo non è un angelo…bara alle carte, incassa dei soldi ma alla fine con il suo modo di fare trova il grande amore!
La grande utopia di quest’opera è che lei proprio attraverso il suo modo di fare trova l’amore e può essere di esempio a tutti gli altri.
E così io dirigo questo teatro…ritornando alla domanda! Anche quando c’è un conflitto cerco di dare alle persone quello di cui hanno bisogno.
Ci sono donne che hanno raggiunto delle posizioni di vertice, di potere però istintivamente è vero che gli uomini (e molto spesso le donne stesse) tendono a non credere che una donna sia capace!
SG Mi piace molto la sua visione e il fatto che ha deciso di restare femminile e di non trasformarsi…in un uomo (risata)!
KH La società ha bisogno naturalmente di entrambi, uomo e donna.
SG Le regie del teatro tedesco vengono spesso criticate in Italia, c’è una forma di distanza culturale e di gusto. Frequentando la Deutsche Oper ho visto una grande attenzione per la sperimentazione e devo dire che ho trovato produzioni interessanti, che mi facevano pensare anche quando magari non mi piacevano completamente. Ovviamente ci sono stati anche degli eccessi, trasposizioni magari gratuite che non seguivano una logica attinente al testo. Lei nei confronti della sperimentazione come si pone? Che cosa potrebbe rispondere agli italiani?
KH E’ interessante riflettere sulle differenze tra italiani e tedeschi. Abbiamo avuto una storia diversa e questo può essere un motivo profondo. In Germania non siamo sempre orgogliosi del nostro passato, perché il nostro passato dopo la Seconda Guerra mondiale ci ha lacerato dal punto di vista umano. Prima forse non c’era una cultura tedesca. C’è stata ovviamente una grande tradizione letteraria e musicale, ma non è esattamente come in Italia.
Gli artisti dopo la guerra ponendosi anche come possibile guida morale rispetto alla società, hanno sviluppato una posizione molto critica rispetto al passato, cercando soprattutto un’alternativa, una proposta. Quindi sicuramente sono stati maggiormente proiettati verso il presente e il futuro. Naturalmente c’è stata anche una forte funzione antiborghese, che ha portato al superamento del teatro borghese come tradizionalmente era per una ricerca di nuove vie.
In Italia c’è stato ovviamente un altro tipo di percorso, ma rispetto al presente e al futuro inizia ad esserci un altro punto di vista anche in Germania.
Ritornando a Fanciulla mi interessa far capire qual è la visione del rapporto tra uomini e donne, in relazione alla convivenza. In capolavori come Fanciulla sicuramente sono presenti anche degli aspetti arcaici, di sostanza.
Il mio obiettivo di regista non è quello di distruggere a tutti i costi la struttura di un pezzo come spesso viene fatto, ma di andare alla ricerca del centro, del nocciolo drammatico e teatrale del pezzo, sviscerandolo per poi partire da questo.
Per esempio in Fanciulla ci sono molte indicazioni di regia sullo spartito, quindi m’interessa trovare il modo di svilupparle.
Cerco di non tradire queste indicazioni registiche, di metterle in scena, di svilupparle facendo soprattutto un lavoro di regia sui cantanti.
Dal mio punto di vista i minatori non sono così poveri come generalmente vengono rappresentati, anche perché spendono molti soldi per giocare, bevono abbondantemente, sono cercatori d’oro! Non è interessante far vedere la loro povertà quanto il fatto che sono più selvaggi, e forse questo era lo scopo di Puccini.
La storia comunque funziona ugualmente anche in un contesto più ricco come quello scelto dallo scenografo in questa produzione.
I costumi sono molto belli, caratterizzati ma senza un preciso riferimento ad un’epoca; del resto anche la scenografia è fuori del tempo. Vogliamo evidenziare pure nei costumi la personalità dei personaggi, lavorando anche sulla loro psicologia.
I costumi di Minnie sono stati pensati anche in base alla scenografia: nero nel primo atto per risaltare sul rosso-violetto; rosso nel secondo per spiccare sul blù e in bianco con inserti neri nel terzo. Minnie deve essere sempre ben visibile e Daniela ha la figura giusta, molto femminile, per indossare questi abiti.
SG Sicuramente la signora Dessì ha tutte le carte per costruire un personaggio ricco di femminilità
KH Ho sempre pensato che Minnie sia un po’ come Carmen, che ami giocare con tutti gli uomini senza prendere mai una decisione. E’ fragile…
Sto lavorando con il CD fatto a Torre del Lago, con il Maestro Veronesi, Daniela e Fabio. Quindi conosco bene il modo di cantare di Daniela e mi sto innamorando di certi passaggi della sua voce. Sto studiando la sua interpretazione, tutti i vari aspetti, le sfumature, il suo modo di dire le parole. Per me è un’ispirazione sentire la sua voce per poi creare la regia per questo ruolo.
SG Quindi per lei c’è un rapporto strettissimo tra parola, voce e messinscena.
KH Assolutamente! Sono molto interessata a vedere assieme a Daniela Dessì questo ruolo, che lei ha interpretato varie volte e ne ha una grande padronanza. Questo vale anche per Fabio Armiliato che è un ottimo attore!
SG Il cantante oggi può essere soltanto una bella voce o deve essere qualcosa di più?
KH I veri grandi cantanti sono sempre stati dei grandi interpreti. Anche l’interpretazione attraverso la voce fa parte dell’interpretazione complessiva del personaggio. E’ tutto unito: voce, interpretazione, attorialità. Un cantante cantando un aria può stare anche fermo in proscenio ma se è un buon attore, un buon interprete, riuscirà comunque a dare qualcosa. Naturalmente le nostre abitudini, la nostra fruizione sono cambiate attraverso il cinema e quindi il pubblico è più esigente. Una scena d’amore per esempio deve essere rappresentata in modo passionale, dev’essere credibile. Questo vale per tutto, anche per una battaglia che non può essere fatta con tre gesti ma deve essere il più possibile come al cinema. Chiaramente in questi ultimi 50 anni la regia si è sviluppata enormemente e le esigenze richieste a coristi, solisti sono ovviamente più elevate rispetto al passato.
Questa è una caratteristica tipica della Germania tanto che per ogni nuova produzione c’è un periodo di prove molto più lungo rispetto all’Italia, questo per riuscire a sviluppare veramente bene, a rendere credibile ogni scena.
SG Spesso si nota una grande differenza, soprattutto con i coristi. Si vede che fanno tutto un altro tipo di lavoro.
KH Naturalmente al giorno d’oggi è molto importante anche per una star, per un cantante di successo riuscire a comunicare non più soltanto con i dischi, com’era una volta, ma con tutti i mass media diventando a tutto tondo un personaggio di comunicazione.
Una delle cose particolari ed interessanti del teatro d’opera è che non è necessario avere una figura da modelli per essere credibili, emozionanti ma attraverso l’interpretazione si può funzionare perfettamente. L’esigenza che si ha è quella di un impatto. Non ci sono interventi di chirurgia plastica per i cantanti d’opera, come spesso succede agli attori cinematografici! Nel nostro mondo… si presenta una bellezza naturale!
SG Non hanno le bocche a canotto!!!
KH Ho seguito un programma televisivo che mostrava persone che si erano rifatte completamente…erano anche belle ma non c’era niente di vero! Tra l’altro l’ideale di bellezza è legato all’epoca e alla cultura. Pensiamo al Barocco con le sue forme decisamente più grandi…Il teatro d’opera è realtà e grande impatto emotivo!