Un lucchese per il mondo

Incontro con Massimo Cavallettimassimo_cavalletti

I Lucchesi sono sempre stati mercanti appassionati, proprietari delle prime seterie europee, sin dal Medio Evo impegnati ad aprire Banchi nelle più importanti città commerciali dei Paesi Bassi, della Lega Anseatica, della Russia sino alle più vicine Francia ed Inghilterra.

Per un lucchese è quindi “normale” andare a cercare un luogo dove sia possibile crescere, progredire nel proprio lavoro e magari fare delle scoperte interessanti; e questo ha fatto Massimo Cavalletti nel momento in cui ha deciso di diventare un “baritono”.

Prima un’esperienza formativa all’Accademia della Scala, poi un salto di qualità non soltanto professionale, ma anche mentale.

C’era la possibilità di restare in Italia, barcamenandosi tra le scritture e la gestione a volte incomprensibile dei nostri teatri, dove spesso a prevalere sono tutte le logiche possibili, compreso quella politica… meno la teatrale! Oppure, accettare la proposta di Alexander Pereira ed entrare all’Opernhaus.

 

Questo voleva dire approcciarsi ad una mentalità completamente diversa, confrontandosi con professionalità di altissimo livello, costruendosi una vita… fuori dal nido italiano. Teniamo conto che Massimo ha trent’anni e vive a Zurigo da due. Il giovane baritono ha scelto infatti di vivere sino in fondo questa avventura, mettendo sul piatto della bilancia alcuni pesi, che mi espone con calma appassionata. Essere all’Opernhaus ha voluto dire impegnarsi in produzioni di altissimo livello, calcando le scene assieme ai più grandi artisti della nostra epoca: Raimondi, Nucci, Cura, Kauffman, Armiliato, Alvarez, Colombara,  Salminen , Dessì, Frittoli, Bartoli,  D’Intino… per citare soltanto quelli che mi vengono in mente in questo momento… sono di casa a Zurigo.

Massimo mi racconta cosa ha voluto dire per lui vivere il palcoscenico con questa “gente”, condividere esperienze ed emozioni, prendere il mestiere dalle loro mani.massimo_cavalletti_1

Nello stesso tempo non fare soltanto piccole parti ma debuttarvi “Simon Boccanegra” nel ruolo di Paolo Albiani, “Carmen” come Escamillo, “Le Cid” nel ruolo del Re o “La Juive” come Ruggiero, oppure essere Figaro per tutte le recite nella recentissima produzione del “Barbiere” o il Marcello di punta della “Boheme”.

Avere quindi la possibilità di stare in scena davvero, di crescere a contatto con un pubblico esperto ed esigente, di farsi le ossa in tempi giusti… non sognando un’ipotetica, fumosa carriera spalmata negli anni…

Nello stesso tempo Cavalletti, aiutato da un’agenzia illuminata da lui scelta proprio in base alle proposte di gestione carriera, non intende minimamente bruciare le tappe, affrontando ruoli non adatti all’ancora giovanissima età.

Di Massimo mi ha colpito l’estrema maturità unita all’entusiasmo e il saper riconoscere il privilegio di avere un dono così importante come la voce. Direi che Cavalletti è innamorato del proprio lavoro e della magia d’incontri, scambi culturali ed emozionali che il teatro propone.

Artista completo, dà un autentico valore al rapporto con il libretto e allo stare in scena, sentendo il dovere di portare avanti il testimone che gli è stato passato dai grandi di oggi e del passato.

Il suo rapporto con la tradizione è quindi rispettoso ma nello stesso tempo dinamico, in perfetta sintonia con le esigenze del teatro di oggi.

A Massimo si illuminano letteralmente gli occhi quando mi racconta le molte cose che ha imparato da Leo Nucci, il suo punto di riferimento forse più forte. E si comprende quanto Cavalletti apprezzi questa condivisione di saperi, questo artigianato alto che è sicuramente il cuore dell’apprendimento lirico e il punto di passaggio tra l’oggi e il domani.massimo_cavalletti_2

Questo giovane baritono ama poi le possibilità culturali che Zurigo offre, il tipo di vita che c’è in questa affascinante città.

Nello stesso tempo lo attendono altre sfide prestigiose: il 20 febbraio il debutto al Met nel ruolo di Schaunard, Paolo Albiani a Zurigo per la serata di gala in onore di Placido Domingo e subito dopo stesso ruolo ancora con Domingo alla Scala e nei programmi futuri Boheme appunto alla Scala, il Marchese di Posa a Zurigo, il debutto a Salisburgo e… molto altro ancora.

Massimo è un esempio di cosa possa voler dire essere un artista e un giovane oggi, di come si possa gestire il lavoro unendo raziocinio e passione, di quanto le sfide siano ancora entusiasmanti da accettare.

In bocca al lupo da una tua conterranea!

 
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