L'educazione al bello? Assolutamente si!
Incontro con Carlo Colombara
La possibilità di assistere al masterclass del Maestro Colombara come di potermi confrontare con lui ha costituito per me un’occasione preziosa di crescita umana e professionale.
Colombara è sicuramente uno dei più grandi bassi della nostra epoca, eppure ha portato nel suo approccio con gli studenti un’umiltà e una comprensione che non è facile trovare. Ugualmente, nelle chiacchierate che abbiamo fatto ho scoperto una persona aperta al dialogo, alle problematiche del nostro tempo, curiosa delle opinioni altrui e pronta a condividere le proprie… una persona retta, onesta nel senso più completo della parola.
Il masterclass si è tenuto alla Scuola dell’Opera Italiana di Bologna ed è stato molto interessante per me considerare non soltanto i consigli che il Maestro dava ai ragazzi, quanto il modo. Colombara ha sempre privilegiato l’aspetto positivo di ognuno e partendo da quello è stato bravissimo nel segnalare i punti da rivedere, da correggere. Nello stesso tempo, consapevole del poco tempo a disposizione, ha posto le sue osservazioni come suggerimenti, con un’autorevolezza che non inficia ma potenzia le libertà dell’alunno.
Direi che Colombara è un insegnante che ti “costringe” se lo ascolti veramente, a ragionare, che non ti chiede mai di essere un allievo passivo e un po’ anacronistico.
Purtroppo ancora oggi il modello “cotto e mangiato” va per la maggiore nei Conservatori e tra gli insegnanti di canto. Va a merito della Scuola dell’Opera Italiana saper proporre esperienze così stimolanti!
Il rispetto è uno degli aspetti che mi è piaciuto di più nel rapporto costruito da Colombara con i ragazzi. Rispetto per la loro storia di vita, per la loro stanchezza (è capitato arrivassero al master dopo altre lezioni o prove in palco), per quello che hanno appreso, per le loro paure… Come un compagno di strada, più grande e più esperto, pronto a condividere i suoi saperi.
Questo non vuol dire che Colombara non sia stato molto chiaro nell’elencare difetti o nell’esporre la necessità di fare scuola con il belcanto e di trovare nell’appoggio il punto di partenza per tutto il resto. Il belcanto è una ginnastica assoluta, il modo migliore per permettere alla voce di trovare le fluidità e gli agganci.
Anche sull’uso del corpo, sulla necessità di sentirsi “strumento” conoscendo e sentendo quello che accade “dentro” è stato molto diretto, aiutandosi con esempi pratici. Tutto e sempre coinvolgendo l’altro, proponendo la riflessione.Sono stata per molti anni formatrice nel sociale, e anche come regista mi piace spingere al ragionamento. Per questo probabilmente ho apprezzato tanto il Maestro, al di là della sua innegabile bravura tecnica. Mi è piaciuto il metodo di lavoro, quello di chi non comanda ma ti chiede di diventare protagonista… non soltanto sulla scena ma anche della tua lezione e della tua tecnica.
Poi nelle chiacchierate ho trovato un artista che provava tanta tenerezza per i ragazzi:
“Un po’ mi rivedo come ero io…”, un conversatore piacevole, attento alla vita, alle tensioni del nostro tempo.
Abbiamo parlato davanti ad un piatto di meravigliosi “strozzapreti”, una buonissima qualità di pasta tipica della Romagna, dicendo (e dimostrando!) che la qualità della vita passa anche attraverso la buona cucina, la buona arte, il tempo speso bene.
Colombara mi ha raccontato di quanto si sia trovato piacevolmente sorpreso dai giovani della Scuola, dal fatto che abbiano ancora voglia d’imparare, di mettersi in discussione. “Vedere che ci sono dei ragazzi diversi rispetto a quelli spesso stereotipati che ci fa conoscere la televisione è un piacere”.
E’ stato inevitabile parlare del periodo storico che stiamo vivendo, così squallido da tanti punti di vista: valori etici che si danno per scomparsi, apologia del brutto e del “pressappoco”, senso della qualità della vita portato a zero.
Colombara vive a Barcellona, ovviamente per lavoro gira il mondo ed è comprensibilmente dispiaciuto dello stato in cui versa la cultura in Italia, tenendo conto dell’immensa eredità che ci è stata lasciata e che dovremmo saper amministrare saggiamente. Tra l’altro la cultura di cui parla è qualcosa di vivo, che entra nella scuola, nello stile di vita, sta nei teatri ma poi va per strada e si sposa con i comportamenti.
Riguardo l’opera lirica condivido completamente il suo concetto che non è necessario (né tantomeno obbligatorio) renderla popolare se questo vuol dire volgarizzarla. “Dobbiamo fare in modo che tutti possano usufruirne, anche con un’intelligente politica dei costi di produzione e dei prezzi dei biglietti, ma non renderla un Grande Fratello per forza”.
E’ inevitabile parlare delle mille operazioni fatte sul “Nessun dorma” (ormai per quasi tutti “Vincerò!”) trasformato in duetto, canzone femminile, chiave per avere l’applauso assicurato (indipendentemente dal possibile scempio), a dimostrazione dell’uso sconsiderato che si può fare della popolarità!
Colombara mi dice quanto sia importante che i ragazzi si rendano conto di essere loro i padroni della voce e non viceversa… Altrimenti tutto è facile finché le cose girano bene, ma alla prima difficoltà, al primo raffreddore, se per caso è la voce a comandare… iniziano i guai!
SG Il tuo rapporto con il personaggio?
CC Dipende sempre dal personaggio. Ve ne sono alcuni in cui bisogna scavare veramente poco, Zaccaria per esempio, perché in genere i ruoli da sacerdote sono già molto ben delineati e non c’è tanta psicologia, ci sono soltanto dei problemi vocali da risolvere. Invece, alcuni ruoli come Filippo II, Mefistofele, il Boris hanno bisogno di un approfondimento che non è forse soltanto sul personaggio ma è un approfondimento di cultura generale. Perché per affrontare un ruolo come il Mefistofele non è sufficiente leggere il “Faust” di Goethe oppure “Le lettere di Berlicche”, per dire!, quanto avere già comunque un vissuto che permetta di capire cosa può essere il Male invece che il Bene, come si esprime il Male… con finezza… con tutte le sfumature possibili. Quindi non è soltanto studio del personaggio nella sua storia, ma è anche una propria coscienza, una propria cultura che ti porta a realizzarlo come si deve.
SG Quindi è una ricerca approfondita di tutto quello che c’è alle spalle, anche a livello personale.
CC E’ una questione di cultura generale, secondo me. E poi, naturalmente, in piccola parte lo studio di ciò che è stato scritto sul personaggio, il sapere se l’opera è stata realizzata da un testo di prosa sennonché da un dramma…, però principalmente per me è il bagaglio che ti porti dietro quello che conta.
SG Interessante! E la parola? L’importanza della parola in rapporto con la musica?
CC La parola è nella musica. L’opera lirica è l’espressione della parola cantata. Il problema non è neanche nel recitare quando c’è un recitativo.
Il recitativo, se uno ha questa peculiarità, se ha studiato bene, non è la parte più difficile… la parte più difficile è riuscire a “esprimere” quelle parole che si ripetono venti volte in un’aria riuscendo a dare a esse un significato, non dico tutte le volte diverso, ma evitando di annoiare nel ripetere lo stesso termine o la stessa frase tante volte! E’ molto importante la sfumatura che ha la parola più che la parola in sé. Poi ci sono i recitativi nei quali devi accentare nel modo giusto la parola. Esistono modi diversi di usare la parola nel canto.
SG Quindi è importante il colore che uno dà.
CC E’ importante tutto! Il colore, l’accento, l’inflessione… anche il sospiro che precede la parola, la rabbia che metti… tutto è importante! Si può giocare molto, soprattutto nelle arie. Nei recitativi ognuno fa a modo suo, nell’aria hai l’obbligo… devi rimanere a tempo… non sei molto libero, ed è proprio lì la parte più difficile però anche più interessante! Perché quello che rende viva un’aria è il fatto di poterla plasmare, e all’interno di un’aria è molto bello il poter lavorare sulla parola.
SG Secondo te il cantante è
anche un attore?
CC Il cantante è “un cantante che recita”…non è un attore che canta! L’errore che fanno molti registi oggi è quello di pensare che bisogna prima recitare e poi cantare, tanto va bene lo stesso… l’importante è che hai un fisico, che sei bella, che sei brutta, che sei grassa, che sei magra…! Il cantante prima di tutto è un cantante. Logicamente oggi non si potrebbe più tollerare il modo di recitare degli anni ’20, degli anni ’30… con la mano sul cuore… metodi che appartenevano a un altro mondo; con l’avvento massiccio del cinema e della televisione tante cose sono cambiate! Principalmente però il cantante deve pensare a cantar bene perché la sua recitazione si esprime soprattutto nella vocalità, non tanto nella gestualità. La sua espressività emerge soprattutto dalla voce, alla quale naturalmente va unito tutto il resto. Ci sono tanti accorgimenti, ma la prima cosa resta l’espressività vocale! Se uno riesce a trovare quella può fare anche un concerto ed essere espressivo!!
Se tu riesci a cantare bene e a essere sicuro tecnicamente, hai più tempo e più spazio per poter anche recitare. La recitazione del cantante dipende dalla malleabilità che ha nel canto… questo è importante!
SG Un personaggio che hai particolarmente nel cuore?
CC Quando ho iniziato a cantare amavo tutti i personaggi indistintamente, proprio per il piacere di cantare. Adesso sto facendo una cernita e mi interessano maggiormente i personaggi più intensi, più profondi. Andando avanti con l’età li capisco anche di più. Personaggi come Filippo II, come Boris: direi Boris, forse, più di tutti… E’di una forza incredibile! La sofferenza di questo Zar, il suo rapporto con il potere e soprattutto la sua sofferenza come uomo.
La bellezza di questi personaggi è proprio il loro lato umano, sono potentissimi e fragilissimi. Guardiamo Filippo con l’Inquisitore, il re di Spagna, della più grande potenza mondiale… che per un atto di fede non può fare più di tanto e quindi si deve sentire la sua rabbia contenuta. Queste sono cose molto interessanti e belle da rendere nell’interpretazione.
Anche il suo rapporto con la donna da cui non è ricambiato in amore, o quello con il figlio sono aspetti che, se uno li vuole interpretare, ti permettono molto in scena.
Anche Boris è un uomo potentissimo ma nello stesso tempo divorato da un rimorso straziante… mi piace veramente molto, come tutta la musica russa che trovo particolarmente profonda.
Oggi mi piacciono questo tipo di personaggi.
SG Personaggi di spessore?!
CC Si!Personaggi che non cantino soltanto!!
SG Credi che per il pubblico di oggi possano essere ancora interessanti le “storie” delle opere?
CC Io credo che se il pubblico è interessante e interessato… si! Stiamo parlando di capolavori. Io non so se la Gioconda sia ancora di moda… ma c’è chi apprezza la Gioconda e c’è chi apprezza il Grande Fratello. Noi continuiamo a fare il nostro mestiere come si faceva e come si dovrebbe fare, e se dall’altra parte ci sono persone che si accontentano del Grande Fratello mi dispiace per quelle!
E’ un problema anche di nazione. In Italia le cose sono andate in un certo modo, magari in Svizzera… no in Germania… no! L’opera in questo momento è più apprezzata in Spagna che in Italia… è quasi una bestemmia dirlo ma è così! Perché? Perché la Spagna è una nazione moto giovane, che ha investito molto sulla cultura: ha investito sull’opera, hanno aperto molti auditorium… la gente ci va, i teatri sono pieni.
Si è spostato lì un nucleo d’interesse. E’ banale dire “Ormai l’opera nel mondo non va più, ci sono tante realtà diverse!”.
SG Quindi l’opera è connotata anche nella società in cui vive.
CC Assolutamente! Questo rapporto è importantissimo! E’ importante la scuola, le trasmissioni televisive (al tempo di oggi in cui purtroppo si vede tanta televisione!)… direi che questi sono fattori determinanti per interessare le persone verso qualcosa piuttosto che no.
SG La bellezza, non soltanto come opera ma in generale, secondo te ha un valore sociale?
CC L’educazione al bello assolutamente si! E’ questo che si sta perdendo… la concezione del bello. Questa è forse la cosa che mi dispiace di più delle tante cose che mi dispiacciono e che vedo intorno a me. Questa perdita del gusto del bello, bello che vuol dire mangiare bene, riposare bene, leggere bene, pensare bene e vivere bene!
Se uno fa un piccolo esame di coscienza si rende conto che l’abbrutimento che c’è oggi nella società è dovuto a questa poca volontà di aprirsi al bello, come si faceva nei secoli passati.
Amare la musica è una grande fortuna perché aiuta a vivere meglio, è una compagnia oltre ad essere una delle tante arti del bello! E’una fortuna amare la musica!
SG Ti ringrazio per la tua disponibilità. Ed ora in onore del vivere bene mangiamoci gli strozzapreti alla salsiccia ed alloro!